Tipica Casa Colonica
Tipica Casa Colonica

continua da "...ma qualcosa sta cambiando"

 

 

Una volta stabilito il punto dove coincidessero tutte queste variabili, iniziava la ricerca del materiale da costruzione.

Le pietre e il legname erano necessariamente quelli del luogo.

La pianta e l’aspetto del manufatto erano generati quindi direttamente da quella zona.

L’inclinazione delle falde del tetto era tale da permettere un facile defluire delle acque piovane, tenuto conto delle massime precipitazioni.

Le dimensioni delle finestrature variavano in base all’esposizione (nord – sud) e gli spazi erano relazionati alle necessità legate al lavoro e al ritmo di vita che là si sarebbe svolto.

Un’attenzione particolare era riservata agli spazi a comune.

Il loggiato antistante l’ingresso era inteso come filtro, come elemento di unione tra l’aia, dove si batteva il grano, quindi: spazio di lavoro e la grande cucina, dove ci si riuniva intorno alla tavola o davanti al focolare, quindi: spazio di relazione.

Quando il figlio maschio si sposava, si aggiungeva un nuovo corpo all’edificio originario, ma anche la nuova famiglia continuava ad utilizzare gli stessi spazi a comune: la stessa aia, lo stesso loggiato e la stessa cucina. La famiglia patriarcale, insomma, era il centro di ogni attività lavorativa e di relazione . 

 

Una qualsiasi periferia in una qualsiasi parte del mondo
Una qualsiasi periferia in una qualsiasi parte del mondo

Ovviamente questa realtà non è più quella dei giorni nostri.

Il progresso ha dato un’accelerazione tale che, in meno di un secolo, sono cambiate totalmente le basi di questa struttura sociale, ma le tecniche di costruzione, legate all’adempimento di certe necessità, quelle no, non sono cambiate, sono state semplicemente considerate superate.

Cambiata è quindi la metodologia di inserimento del manufatto architettonico nell’ambiente.

Abbiamo operato e costruito con la pretesa di omologare latitudini, ambienti e paesaggi differenti, senza tener conto della natura che avrebbe circondato tali opere.

Il fatto di aver sposato, per meri motivi economici, la corrente razionalista e non la contemporanea corrente organica ha favorito la crescita di città tutte uguali dove, camminare nella periferia di Milano da le stesse sensazioni che se ne può trarre da una passeggiata nell’hinterland di Firenze, o di Ravenna.

Seagram Building      -Mies Van Der Rohe- 1957
Seagram Building -Mies Van Der Rohe- 1957

L’architettura razionalista avrebbe potuto essere una grande opportunità e, non è un caso che i padri di tale corrente, alla caduta della repubblica di Weimar, siano approdati in America, dove si sono poi cimentati con un tipo di edificio e quindi di sistema costruttivo del tutto nuovo per loro: i grattacieli. Li hanno rivisti, trasformati e, ancora oggi, quelle costruzioni hanno l’aspetto che i   nostri dettero loro dagli anni 20 in poi.

Schema di struttura in cemento armato
Schema di struttura in cemento armato

 Invece, l’architettura razionalista ha dato la possibilità agli speculatori, ai palazzinari di costruire nella ricerca della massima ottimizzazione dei costi.

Si è elevato il cemento armato ad unica tecnologia possibile, in quanto la scansione strutturale dei pilastri e delle travi semplificava enormemente la progettazione, donando una sorta di standardizzazione, un processo che tendeva ad avvicinare sempre più il manufatto edilizio ad un prodotto industriale.

 Sempre nell’ottica del massimo risparmio, si tiravano su i tamponamenti, si gettavano i solai senza curarsi dell’isolamento termico e acustico.

Coloro che vivono in un condominio costruito dagli anni ’60 agli anni ’80 sanno di cosa stiamo parlando.

Le famiglie si sono allargate fino a comprendere anche i vicini di casa con le loro abitudini anche fisiologiche, i loro rumori, le loro liti e d’inverno i riscaldamenti hanno necessità di andare al massimo del regime possibile poiché le dispersioni di calore, a causa dei ponti termici, sono tali che la differenza termica tra le pareti esterne e quelle interne ha, nella migliore delle ipotesi, un rapporto di 1/5.

Sprechiamo risorse ed energia soltanto perché è più comodo non chiedersi che cosa possiamo fare per invertire questo loop scellerato.

Per i progettisti è più comodo far finta che non sia successo niente; il contrario significherebbe fare un grande sforzo, prima, per comprendere una filosofia e uno stile di vita che, al momento non ci appartiene, poi, si imporrebbe la necessità di ricominciare a studiare e anche questa non è impresa da poco.

 

Fulvio Bisanti

 

(Ottobre 2007)

 

 

 

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